Normativa VMC: leggi e norme tecniche sulla ventilazione | Qvent

Dal D.M. 1975 alla EPBD IV: guida aggiornata a leggi, CAM e norme UNI EN 16798 per progettare la ventilazione meccanica controllata. L’articolo è stato elaborato a partire dall’articolo scientifico “From Directive 2002/91/EC to Directive 2024/1275/EC: Evolution of design criteria for ventilation systems. Past, present and suggestions for future developments” scritto da Peretti C., Raisa V. e Zecchin R. e disponibile al seguente link.


Progettare la ventilazione di un edificio in Italia significa muoversi tra due livelli diversi. Il primo è la legislazione: leggi, decreti e direttive, che sono obbligatori. Il secondo sono le norme tecniche UNI, EN e ISO, che sono di applicazione volontaria e diventano vincolanti solo quando una legge le richiama espressamente.

Questa distinzione spiega un paradosso tutto italiano. Le norme tecniche sulla ventilazione esistono dal 1995, ma la VMC è ancora poco diffusa e in molti edifici la qualità dell’aria interna resta insufficiente. In questa pagina ripercorriamo l’evoluzione del quadro normativo e chiariamo quali riferimenti valgono oggi.

Perché le finestre apribili non bastano più

Per decenni la qualità dell’aria interna è stata affidata a un solo requisito: la presenza di finestre apribili di superficie proporzionata a quella del pavimento. Molti regolamenti edilizi comunali riportano ancora questa regola. In Italia i comuni sono oltre 8.000, e ciascuno ha il proprio regolamento.

Il quadro però è cambiato. I serramenti moderni, con guarnizioni e posa di precisione, rendono l’involucro molto più ermetico. Se il ricambio d’aria dipende solo dall’apertura manuale delle finestre, l’umidità prodotta dalle persone e dalle loro attività si accumula. Il risultato è condensa e muffa sulle superfici più fredde: vetri, ponti termici, angoli.

Questo succede anche in edifici appena ristrutturati e pienamente conformi alla legge. La muffa non è solo un danno edilizio: segnala che il ricambio d’aria è insufficiente e che lo è quindi anche la qualità dell’aria respirata.

Nelle scuole senza ventilazione meccanica il problema si misura nelle concentrazioni di CO₂. Durante le lezioni si superano regolarmente i 2.000 ppm, con picchi oltre i 5.000 ppm, anche in edifici costruiti di recente.

Il quadro legislativo italiano prima del 2002

Circolare 3151/1967 (edilizia sovvenzionata)

Prescriveva per ogni alloggio un sistema di ventilazione forzata, con estrazione da bagni e cucine e un ricambio pari a 1 vol/h. Di fatto è rimasta inapplicata per decenni.

D.M. 5 luglio 1975 (requisiti igienico-sanitari delle abitazioni)

È ancora in vigore ed è il riferimento base per i requisiti minimi degli alloggi. Richiede:

  • un fattore medio di luce diurna non inferiore al 2%;
  • una superficie finestrata apribile non inferiore a 1/8 della superficie del pavimento.

Da qui nasce l’equazione “aerazione = finestre apribili”, che i regolamenti edilizi copiano ancora oggi. Il decreto prevede la ventilazione meccanica solo come eccezione:

  • ventilazione meccanica centralizzata se le finestre non raggiungono la superficie minima;
  • estrazione meccanica nei bagni ciechi;
  • cappa sopra i fornelli a gas se cucina e soggiorno sono nello stesso locale.

D.M. 18 dicembre 1975 (edilizia scolastica)

Fissa i ricambi d’aria per tipo di scuola:

Tipo di scuolaRicambi d’aria
Infanzia e primaria2,5 vol/h
Secondaria di primo grado3,5 vol/h
Secondaria di secondo grado5 vol/h

Il decreto parla di “introduzione di aria esterna” senza specificare come ottenerla. Nella pratica la si è quasi sempre interpretata come apertura delle finestre.

Legge 373/1976, Legge 10/1991 e D.P.R. 412/1993

Sono le prime leggi sul contenimento dei consumi energetici. Introducono ricambi convenzionali (0,3 vol/h, poi 0,5 vol/h), ma solo per calcolare le dispersioni per ventilazione. Non obbligano a garantire quei ricambi nella realtà.

UNI 10339:1995

È la prima norma tecnica italiana sugli impianti aeraulici per il benessere. Era breve ed efficace: indicava le portate d’aria esterna, la classificazione dei filtri, la manutenzione e la documentazione per la richiesta d’offerta. Essendo volontaria, non è mai stata obbligatoria di per sé. È stata ritirata nel 2024 senza sostituzione.

Dal 2002 a oggi: l’era delle direttive EPBD

Le direttive europee sulla prestazione energetica degli edifici

  • Direttiva 2002/91/CE (EPBD I) introduce una metodologia comune di calcolo della prestazione energetica, che comprende la ventilazione, anche naturale. Il CEN riceve il mandato di elaborare le norme tecniche di supporto.
  • Direttiva 2010/31/UE (EPBD II) e Direttiva (UE) 2018/844 (EPBD III) aggiornano i requisiti. Di conseguenza vengono riviste tutte le norme collegate.
  • Direttiva (UE) 2024/1275 (EPBD IV, “Case Green”) porta per la prima volta la qualità dell’ambiente interno (IEQ) tra gli obiettivi della direttiva, accanto all’energia. L’art. 13 chiede agli Stati membri di fissare requisiti per standard adeguati di qualità ambientale interna, così da mantenere un clima interno sano. Lo stesso articolo impone che gli edifici non residenziali a emissioni zero siano dotati di dispositivi di misura e controllo per monitorare e regolare la qualità dell’aria interna. Qvent ha predisposto un position paper scaricabile a questo link.

Stato del recepimento. Il 15 luglio 2026 la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati membri, Italia compresa, per il mancato recepimento integrale della EPBD IV entro il 29 maggio 2026. In attesa del decreto di recepimento, in Italia restano operativi il D.Lgs. 192/2005 e i decreti attuativi.

Recepimento italiano e calcolo energetico

Il D.Lgs. 192/2005 recepisce l’EPBD e rimanda alle specifiche tecniche UNI/TS 11300 (parti 1-6) per il calcolo energetico.

Un punto spesso frainteso riguarda la UNI/TS 11300-1. Negli edifici senza ventilazione meccanica, per il residenziale assume 0,3 vol/h. Per il non residenziale usa una formula “binomia” (portata per persona più portata per superficie) attribuita alla UNI 10339. In realtà quella formula proviene da una bozza di revisione mai pubblicata e non compare nella UNI 10339:1995.

Indicazione pratica:

  • per le dispersioni dovute alla sola aerazione naturale, nel calcolo energetico si possono ancora usare i valori della UNI 10339;
  • in presenza di ventilazione meccanica, si usano le portate di progetto calcolate con la UNI EN 16798-1.

CAM Edilizia: l’obbligo della VMC negli edifici pubblici

I Criteri Ambientali Minimi sono obbligatori negli appalti pubblici e hanno segnato la svolta.

VersioneCriterioContenuto sulla ventilazione
D.M. 11/10/20172.3.5.2Approccio ancora basato sulle finestre apribili; ventilazione meccanica nel non residenziale secondo EN 15251, categoria II
D.M. 23/06/2022 n. 2562.4.5Obbligo di progettare e installare la ventilazione meccanica secondo UNI 10339 o UNI EN 16798-1
D.M. 24/11/20252.3.6Obbligo confermato, ma con riferimento solo alla UNI EN 16798-1 dopo il ritiro della UNI 10339

Il D.M. 24 novembre 2025 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025 e si applica dal 2 febbraio 2026 agli appalti pubblici di progettazione e lavori. Per le ristrutturazioni importanti di primo livello il criterio richiede la portata della categoria II della UNI EN 16798-1, insieme ai requisiti di edificio a basso inquinamento. Per le ristrutturazioni di secondo livello e le riqualificazioni dell’impianto termico, se la categoria II non è tecnicamente raggiungibile, è ammessa la categoria III.

In sintesi: negli edifici pubblici la VMC progettata secondo UNI EN 16798-1 è obbligatoria. Negli edifici privati dipende ancora, nella maggior parte dei casi, dalla scelta del progettista e del committente.

Le norme tecniche di riferimento per la VMC

La serie UNI EN 16798

Tutte le norme europee sulla ventilazione nate dal mandato EPBD sono oggi riunite nella serie EN 16798. Le parti dispari sono norme, le parti pari sono rapporti tecnici (CEN/TR).

Norma originaria (EPBD I)Norma attualeContenuto
UNI EN 15251:2008UNI EN 16798-1:2019 + NA:2025Parametri dell’ambiente interno: IAQ, comfort termico, illuminazione, acustica
—CEN/TR 16798-2:2019Guida all’interpretazione della parte 1
UNI EN 13779UNI EN 16798-3Ventilazione negli edifici non residenziali: requisiti prestazionali
UNI EN 15242:2008UNI EN 16798-7:2018Calcolo delle portate, comprese le infiltrazioni
UNI EN 15241:2008UNI EN 16798-5-1 / 5-2:2018Fabbisogni energetici degli impianti di ventilazione
UNI EN 15243:2008UNI EN 16798-9 / 13:2018Fabbisogni energetici degli impianti di raffrescamento
UNI EN 15239 / 15240:2008UNI EN 16798-17:2018Ispezione degli impianti di ventilazione e condizionamento
—UNI CEN/TR 16798-18:2018Guida all’interpretazione della parte 17

UNI EN 16798-1: il cuore della progettazione

È la norma quadro sull’ambiente interno e integra la qualità dell’aria con la prestazione energetica dell’edificio. I suoi concetti chiave sono:

  • Categorie di qualità (I-IV nella versione europea), ciascuna con obiettivi espliciti, ad esempio la differenza di concentrazione di CO₂ tra interno ed esterno.
  • Doppia componente della portata: una quota per persona (bioeffluenti) più una quota per m² di superficie (emissioni dell’edificio), da sommare.
  • Classe di emissione dell’edificio: molto basso inquinante (VLPB), basso inquinante (LPB) o non a basso inquinamento (NLPB). La classe dipende dai materiali, valutati con prove secondo UNI EN 16516 o ISO 16000-9 su COV totali, formaldeide e COV cancerogeni. Scegliere materiali a bassa emissione riduce le portate necessarie.
  • Flessibilità: la norma consente ventilazione naturale, meccanica o ibrida e riconosce la ventilazione a portata variabile (DCV), regolata da sensori di CO₂, presenza o COV, purché i livelli di qualità siano garantiti nel tempo.

L’Appendice Nazionale UNI EN 16798-1:2019/NA:2025

È in vigore dal 13 novembre 2025 e definisce le scelte nazionali tra i metodi, i dati di input e i riferimenti ad altre norme. Rispetto ai valori europei dell’Appendice B ha una struttura diversa:

  • prevede 2 metodi di calcolo delle portate: per persona più per superficie, oppure prestazionale basato sulla concentrazione delle sostanze;
  • usa 3 categorie di qualità dell’aria (I-III) invece di quattro.

Dall’entrata in vigore dell’Appendice Nazionale, per i progetti in Italia si usano i suoi valori e non più quelli dell’Appendice B.

Dal prescrittivo al prestazionale: UNI 10339 e UNI EN 16798-1 a confronto

UNI 10339:1995 (ritirata)UNI EN 16798-1:2019Appendice Nazionale 2025
LogicaPrescrittiva: portate fisse per destinazione d’usoPrestazionale: obiettivi di qualità o comfortPrestazionale
Inquinanti consideratiSoprattutto di origine umanaPersone + edificio e materialiPersone + edificio e materiali
Parametri di progettol/s per persona (raramente l/s·m²)3 metodi: persona + superficie; CO₂; ricambi orari2 metodi: persona + superficie; concentrazione delle sostanze
Categorie IAQImpliciteI-IVI-III
Ruolo dell’energiaSecondarioIntegratoIntegrato
RegolazionePortate fissePortata variabile, ventilazione su richiesta (DCV)Portata variabile, ventilazione su richiesta (DCV)

Scuole: la nuova UNI 12016:2026

La UNI 12016:2026, in vigore dal 14 maggio 2026, è la prima norma tecnica italiana dedicata in modo organico alla ventilazione meccanica negli edifici scolastici. Abbandona i ricambi orari medi in favore di portate per persona secondo le categorie della UNI EN 16798-1, con un minimo di categoria IDA 2 e la categoria IDA 1 raccomandata per infanzia e primaria.

Prodotti: i regolamenti Ecodesign

Le unità di ventilazione immesse sul mercato UE devono rispettare due regolamenti:

  • Regolamento (UE) 1253/2014 (progettazione ecocompatibile: efficienza minima e requisiti di recupero di calore);
  • Regolamento delegato (UE) 1254/2014 (etichetta energetica delle unità residenziali).

La Commissione ha avviato uno studio di revisione di entrambi i regolamenti alla luce del progresso tecnologico.

I protocolli volontari di sostenibilità

LEED, BREEAM e WELL, insieme ai protocolli italiani CasaClima Nature e ITACA (oggi UNI/PdR 13), premiano soluzioni che vanno oltre il minimo di legge. Gli indicatori ricorrenti sono:

  • portate di ventilazione per persona o per superficie;
  • efficienza di filtrazione;
  • efficienza del recupero di calore;
  • monitoraggio di CO₂ e inquinanti;
  • collaudo e messa in servizio (commissioning) dell’impianto;
  • manutenzione programmata.

CasaClima Nature, ad esempio, richiede esplicitamente la ventilazione meccanica, i materiali a bassa emissione e la protezione dal radon. I protocolli volontari fanno da laboratorio normativo: anticipano soluzioni che spesso entrano poi nelle regole obbligatorie.

Domande frequenti

La VMC è obbligatoria in Italia?
Sì negli edifici pubblici: i CAM Edilizia (D.M. 24/11/2025) la impongono per nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti, secondo UNI EN 16798-1. Negli edifici privati non esiste un obbligo generale nazionale, salvo eventuali disposizioni regionali o locali.

La UNI 10339 è ancora valida?
No. È stata ritirata nel 2024 senza sostituzione. Per progettare si usa la UNI EN 16798-1 con l’Appendice Nazionale 2025; per le scuole anche la UNI 12016:2026.

Che differenza c’è tra norma tecnica e legge?
La legge è sempre obbligatoria. La norma tecnica è volontaria e diventa vincolante solo se una legge o un regolamento la richiama, come fanno i CAM con la UNI EN 16798-1.

Quale categoria di qualità dell’aria scegliere?
Dipende dalla destinazione d’uso, dalla sensibilità degli occupanti e dagli obiettivi del progetto. I CAM richiedono la categoria II. Per le scuole dell’infanzia e primarie la UNI 12016 raccomanda la categoria più alta.

Fonti e riferimenti

  • Peretti C., Raisa V., Zecchin R., From Directive 2002/91/EC to Directive 2024/1275/EC: evolution of design criteria for ventilation systems.